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Come creare fumetti online; una guida pratica in 6 punti + 1 consiglio per non fare fatica inutile

come creare un fumetto online

Vuoi cominciare a pubblicare le tue storie disegnate su internet? Ho qui per te una bella lista di strumenti, siti e best practices per cominciare a creare fumetti online!

Internet è uno strumento fantastico di cui disponiamo oggi per diffondere i nostri contenuti, entrare a contatto con molte persone e far leggere a tutti le nostre storie, far divertire, appassionare e interessare ai nostri argomenti e personaggi chiunque disponga di un telefono o un pc, cioè praticamente tutti, e magari anche monetizzare! Allora? cosa aspetti?! cominciamo subito a creare fumetti online!

1. Però

Cominciamo però dicendo che internet è “uno strumento fantastico di cui disponiamo oggi per diffondere i nostri contenuti, entrare a contatto con molte persone e far leggere a tutti le nostre storie, far divertire, appassionare e interessare ai nostri argomenti e personaggi chiunque disponga di un telefono o un pcsolo in teoria.

In realtà quello che succede quando cominci a pubblicare dei contenuti su internet è una cosa molto semplice; niente.

Infatti internet oggi è letteralmente sommersa di contenuti video audio, immagini articoli, post, notizie, e tutti questi contenuti arrivano continuamente a chi naviga attraverso social, mail, app, siti eccetera.

I nostri contenuti, soprattutto quando siamo nessuno, non vengono nemmeno riconosciuti dagli algoritmi di Google o Instagram nel momento in cui li carichi, e rimangono “nascosti” come un albero in mezzo al bosco.

2. Quindi; come fare a creare fumetti online e renderli visibili agli algoritmi e alle persone?

Strumenti per disegnare.

Chiaramente questo è il primo punto, anche perchè puoi usare quanti strumenti di comunicazione vuoi, ma se i tuoi fumetti non hanno un minimo capitale di qualità (che non significa saper disegnare “bene”, ma in modo riconoscibile) e comunicano bene, non interesseranno a nessuno. Questo non perché le persone siano cattive, ma perchè come in ogni altro ambito comunicativo, se espresso male un contenuto comunicativo non viene recepito. Bisognerebbe anche parlare di qualche base di disegno, ma in questo articolo dò per scontato che chi legge le abbia, e rimando ad altri dettagli in merito in futuro.

  1. Medibang. per disegnare Medibang è un ottimo strumento digitale, ed è un software gratuito che funziona sia per mac che per windows. Permette di impostare la risoluzione delle proprie immagini e salvare in vari formati. Ha degli ottimi strumenti di disegno e controllo del segno.  
  2. Photoshop. Il più classico dei software per l’elaborazione delle immagini in digitale, il migliore per molti motivi. è tuttavia uno strumento a pagamento. Non ha grandi tools di controllo del segno, ma per tutto il resto di quello che si può fare con il digitale 2d (moltissimo) è il top.
  3. Le tue manine. Chiaramente si possono anche usare le tecniche tradizionali.

Strumenti per pubblicare

Qui dipende dal contenuto e forma specifica delle vostre storie a fumetti, ma si aprono varie strade;

3. I social;

  1. Instagram. il social delle immagini per eccellenza. moltissime persone lo usano per fare delle strisce a fumetti, da War and peas a Fumetti brutti. (Altri esempi? eccoli: Ivan Dixon, Fumetti tristini)
  2. Facebook. L’atteggiamento più qualunquista e caciarone di fb fa sì che anche le strisce a fumetti abbiano la loro presenza sul network di Zuckerberg. Ad esempio ecco la pagina Scottecs del notissimo Sio

Sui social il tipo di contenuto che vince è quello umoristico o comunque  semplice e immediato. Sia su Instagram come su facebook le persone stanno pochissimo tempo sul singolo post e quindi le necessità da soddisfare  per essere letti su questi mezzi sono l’immediatezza e la chiarezza/semplicità della comunicazione.

4. Blog o sito personale

Chi abbia ambizioni più alte dovrebbe orientarsi a altre modalità di fruizione online, prima fra tutte il blog/sito. é un po’ boomer perchè i blog sono un fenomeno anni 2000, che sembra aver lanciato Zerocalcare e ed essere poi scomparso. Rimane in ogni caso il posto dove è più facile controllare la comunicazione complessiva che si vuole dare al tuo lettore. Portarlo sul tuo sito, partendo dalla ricerca di Google o da un post/stories sui social è l’obiettivo se vuoi che la persona rimanga a leggere più a lungo dei contenuti più articolati.

Questa, inoltre, è anche la scelta che io ho fatto come autore. Avendo un contenuto complesso, una storia pubblicata a capitoli ma che di fatto è un graphic novel di circa 150 pagine, ho bisogno di un formato di lettura molto “verticale”, dove ci sono poche interruzioni o distrazioni per quei 5-10 minuti che ci vogliono a leggere il capitolo della mia storia. puoi darci un occhiata a questo link, si chiama Una Stupida Necessità.

5. Gli webtoon

Un altra interessantissima possibilità per creare fumetti online arriva dall’oriente e si chiama webtoon. Gli webtoon sono l’evoluzione del manga in salsa cino-coreana. Nell’era degli smartphone i sudcoreani hanno pensato che poteva essere una buona idea sostituire i fumetti manga stampati su carta con una versione digitale, e questo strumento ha avuto un successo enorme che ora sta conquistando anche l’occidente. Gli webtoon sono fumetti disegnati su un formato verticale e si leggono scrollando le pagine, esattamente come si legge un articolo di giornale online o si guarda il feed di Facebook o Instagram. La piattaforma più letta è omonima del formato di lettura, si chiama Webtoon e offre la possibilità anche ad autori non professionisti di pubblicare su uno spazio apposito del loro sito, dal nome Canvas. Chi ottenga un particolare successo su Canvas (qualcosa come 40000 visitatori mensili) può accedere alla monetizzazione, e seguendo questo metodo molti autori dal tutto il mondo stanno riuscendo a fare della loro passione anche un lavoro.

6. Amazon

Amazon. Per chi non lo sapesse Amazon è proprietaria tra le altre cose di Comixology, app/sito per la lettura e acquisto di fumetti online dove è possibile vendere le proprie opere a fumetti, ovviamente cedendo a Comixology una parte delle revenue, che, similmente al sito principale di Amazon dove è possibile fare la stessa cosa, si aggira intorno al 30%.

Consiglio finale; come creare un fumetto online senza faticare inutilmente

Il consiglio è; Non seguire i trend. 

Un po’ secca messa così, vero? Però la verità è che i fumetti sono un’attività di lungo termine, ci vuole troppo tempo per farli per mettersi a fare quello fanno tutti, pensando che magari così arrivi prima alle persone. La cosa migliore è costruire fin da subito la propria storia, striscia, personaggio o quello che è, con l’idea che staremo insieme a quella roba per molto, molto tempo.

Quindi ribaltando il consiglio che ho scritto due righe fa ti dico; sii costante e consistente. Quale che sia il tuo contenuto, pubblica online con regolarità e pubblica qualcosa di forte, in cui credi, che comunica al lettore. Questa è la chiave per far arrivare ai tuoi lettori i tuoi fumetti, quale che sia il formato e il luogo che scegli!

Detto questo non esitare più e comincia a disegnare! E se vuoi saperne di più su come fare e pubblicare fumetti esplora la pagina blog di questo sito!

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Storia di formazione: “La grande foresta”

storia di formazione

Nel 2016 volevo raccontare a fumetti una storia di formazione. Per farlo, e anche per scrivere una tesi a tema per l’università, ho studiato molte storie. Una di quelle che mi ha colpito di più è stata La grande foresta, di William Faulkner.

Questa storia rappresenta un passaggio all’età adulta quasi archetipico, mitico. Faulkner mi aveva attirato perchè vicino a quel panorama letterario che viene chiamato “southern gothic”, il gotico del sud degli stati uniti. La grande foresta è stampato in un volume di racconti di Faulkner edito da Adelphi

Di cosa parla La grande foresta

Le storie di caccia che animano La grande foresta compongono, come i capitoli di un romanzo, un’unica, grande storia: quella della conquista di una maturità che per il giovane Ike McCaslin si compie quando uccide la prima preda – o forse nell’istante in cui la preda lo riconosce abbastanza uomo e accetta di farsi uccidere da lui… (Dal sito dell’editore)

La Foresta

Lo scenario in cui questa storia di formazione si svolge è la foresta.
La sua potente e minacciosa carica vitale, il suo stesso esistere dà un senso di forza e pericolo. Si è sempre estranei in questo scenario, una sorta di enorme organismo autonomo e letale che fa l’uomo piccolo.
La foresta è qui come un santuario naturale immune alla scansione del tempo storico in cui l’individuo impara a partecipare al rito ancestrale della caccia – rito che ne sviluppa e ne consacra il senso di sé in rapporto alla natura e al gruppo degli uomini.


Non è una natura qualsiasi, bensì una natura forte, fuori dal controllo umano, dove bisogna lottare per sopravvivere.
Questo è più evidente nei personaggi di Boon e Sam Fathers che hanno parentele coi nativi, e quindi radici culturali diverse.
La vicinanza alla foresta è vissuta attraverso una categoria di limite.
Infatti la caccia è ritualizzata e non libera, si caccia quanto si mangia e solo in precisi momenti dell’anno.
Quindi il rapporto con la natura mette l’uomo al suo posto.


Nell’epilogo del racconto l’ancestrale rispetto della foresta viene meno, i nipoti di Ike (il giovane protagonista che vive la sua storia di formazione in queste pagine) cacceranno per il loro divertimento e la foresta verrà abbattuta per fare spazio alle città.

Il battesimo della foresta

La storia di formazione del giovane Ike McCaslin necessita di alcuni passaggi.
Il riconoscimento da parte della foresta, cioè il contesto che Ike abita.
La foresta è rappresentata simbolicamente dal vecchio Ben, un orso enorme e invincibile, diventato negli anni oltre che una sfida per i cacciatori, un buon nemico, una specie di autorità a cui dover render conto delle proprie azioni, cacciato più per rispetto di un rituale, che per reale possibilità di successo.
Proprio da lui Ike deve essere riconosciuto, è da lui che riceverà il diritto alla caccia e all’età adulta.
Per farlo Ike si deve presentare alla foresta, alla pari con ogni altro essere vivente che la abita, spogliandosi quindi del fucile, della bussola, dell’orologio, cioè di tutti gli artefatti umani, e così privato da tutti i vantaggi della civiltà vagare tra gli alberi nella notte.
Solo allora il vecchio Ben si fa vedere da lui, si presenta e lo riconosce.

Il battesimo degli uomini

Altra iniziazione è quella del suo gruppo di cacciatori.
Viene accompagnato a caccia da Sam Fathers, in parte nero e in parte Chikasaw, legato dal suo sangue a una parentela più stretta con la foresta.
Infatti è lui che guida il passaggio di Ike, nella caccia alla sua prima preda che lo consacra come uomo e cacciatore.
Attraverso il riconoscimento degli altri uomini e della foresta Ike si guadagna un identità, diventa un uomo adulto.

Tutti i passaggi compiuti da Ike sono riscontrabili in molti riti svolti da varie tribù primitive.
In primis l’allontanamento dal mondo delle donne e dei bambini. Infatti Ike durante il periodo della caccia è distante dalla famiglia e vive col il gruppo di cacciatori, tutti uomini, che qui compongono una società particolare.
Il momento di solitudine nella foresta, è il suo battesimo e lo rende parte di quel mondo, a cui si presenta spogliato dagli oggetti della civiltà umana.

Era infatti tipico di diverse società primitive che i bambini durante i riti di adolescenza o pubertà venissero lasciati soli a vagare per una foresta dove dovevano cavarsela senza aiuti, a simboleggiare un passaggio che una volta compiuto non permetteva più di tornare indietro.
Infine diventa un membro attivo della sua società particolare dei cacciatori uccidendo la sua prima preda.

Lo schema dell’antropologia

Questo schema corrisponde a quello descritto da Arnold Van Gennep (antropologo francese, noto in particolare per i suoi studi sui riti di passaggio) in Riti di passaggio:

“Propongo dunque di chiamare riti preliminari i riti di separazione dall’ambiente precedente, riti liminari i riti eseguiti durante lo stadio del margine e riti postliminari i riti di aggregazione al nuovo ambiente.”

Quindi il periodo di caccia lontano dalla famiglia costituisce il rito preliminare, il momento di solitudine nella foresta è un rito liminare, mentre l’uccisione della prima preda è un rito postliminare.

La grande foresta racconta un passaggio all’età adulta compiuto.

Una storia di formazione secondo me

Quando, nel 2016, studiavo questa storia ero molto affascinato dalla facilità con cui questo passaggio potesse avvenire, e frustrato dal non riuscire a dare una stessa potenza e semplicità alle mie storie, che sono però ambientate nel mondo contemporaneo. Il problema è annoso ed è quello che vede la nostra società come poco propensa ai passaggi della vita, al riconoscerli e all’accompagnarli. I miei studi si sono poi riversati in Non ci tocchiamo mai veramente, il mio racconto lungo pubblicato per Brace.

La mia storia vede infatti due giovani molto distanti dal trovare una maturità. I due, anzi, non sono una parte attiva della società, e inoltre risultano più emarginati che partecipi. Quella che ho inconsciamente realizzato è una sorta di storia di non formazione, che mi pare essere molto tipica del tempo in cui viviamo.


Se hai letto tutto questo articolo ti ringrazio per il tempo e l’attenzione che mi hai dato! Ti invito a iscriverti alla newsletter se vuoi rimanere aggiornato sui contenuti che pubblico sul mio blog e sui fumetti che pubblico online! Se questo articolo ti è proprio piaciuto allora condividilo! Grazie!

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Una stupida necessità; il background dei protagonisti

storia a fumetti - francesco saresin- una stupida necessità - progetto mmm

L’idea più forte di Una stupida necessità sono sempre stati i personaggi.

Da quando ho cominciato a scrivere questa storia mi è stato chiaro che la cosa che mi premeva di più era di avere tra le mani dei ” tipi umani”, che si confrontassero e scontrassero tra loro. Volevo avere un dei pupazzetti da mettere in un’arena per vedere cosa facevano.

Ho speso molto tempo immaginandomi come poteva essere stata la loro vita, così che, ora, quando li prendo e li lascio insieme, a coppie, non hanno che da essere loro stessi per dar vita a delle scene.

Marcello

“…aveva cominciato ad odiarli tutti. Erano mesi che non li vedeva ormai. Andava ogni giorno al negozio di scarpe, ordinava scatole sugli scaffali, puliva i pavimenti, scaricava bancali di altre scatole. Un lavoro stupido, e così aveva tutto il tempo di seguire il filo dei suoi pensieri.”

 “…dà passivamente, risponde solo se interpellato. Non sa quali sono i suoi sentimenti. Non sa dare spontaneamente. Dà per evitare il dolore. Desidera essere accudito, amato come un figlio. Non vuole soffrire, non vuole essere rifiutato. Il nuovo e il diverso fanno paura e portano dolore. Vive nella sua stanzetta buia, col computer sempre acceso.”

Marcello è un classico disadattato, cerebrale, isolato, chiuso nel suo mondo.

Michela

“… vuole essere amata da qualcuno che la assecondi. Lei è un maschiaccio, desidera un amore dolce e confortante, un sostegno solido.”

“… vuole riempire un vuoto e liberarsi di un dolore.”

“…  brava bambina, soddisfa le aspettative altrui per essere apprezzata, approvata, amata.”

Bella, forte, autonoma, con delle carenze affettive forti.

Maurizio

“… viene dall’Istria. “

“… uomo misterioso e un po’ losco”

” … elargisce massime e filosofie di vita”

Uomo maturo, solido, aggressivo. Attraente e respingente a un tempo. 

I tre personaggi hanno in qualche modo sviluppato una vita propria, e non c’è molto di tutto quello che avevo scritto su di loro nella storia. 

Se ti è piaciuto questo articolo di approfondimento su Una stupida necessità puoi leggere di più sul processo di creazione di questa storia qui, o condividerlo sui tuoi social!

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Due parole su “Una stupida necessità”

graphic novel di francesco saresin, webcomic letterario, slice of life

Una stupida necessità è una storia lunga a fumetti

(forse potrei anche chiamarla graphic novel, ma tecnicamente finche non è stampata in forma di libro non lo è quindi va beh). 

Di che parla?

In Una stupida necessità, Marcello Michela e Maurizio lavorano insieme in un negozio di scarpe di catena. Maurizio è il titolare, mentre i due giovani fanno i commessi e si occupano del magazzino. Conoscendosi, i tre svelano le loro necessità più nascoste e meno desiderabili. Qui ci sono un po’ di parole in più sui personaggi e la storia. Guarda il trailer per farti un idea più precisa.

Dove si legge?

La pubblicazione avverrà su questo sito web, in questa pagina di preciso, che fa da indice e raccoglitore dei singoli capitoli. 

Da quando si può leggere?

Pubblicherò il primo capitolo all’inizio di settembre, e manterrò una cadenza mensile di pubblicazione fino alla conclusione della storia.

Perchè sul web?

Ho deciso di pubblicare Una stupida necessità su internet e perché volevo essere indipendente nella gestione della storia, della sua forma di lettura e fruizione. Attraverso internet è più facile rendere accessibili contenuti, senza che siano per forza legati a un oggetto fisico.

Avevo già scritto in merito a questo in maniera più approfondita qui.

Come faccio a seguire le uscite?

Puoi seguirmi su Instagram, Facebook o Twitter, o meglio ancora, iscriverti alla newsletter attraverso il form qui di seguito. Userò questi canali per ricordare a chi è interessato della pubblicazione di un nuovo capitolo di Una stupida necessità.

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    Progetto MMM

    Una stupida necessità fa parte di quello che ho chiamato Progetto MMM, che sarebbe semplicemente l’insieme delle narrazioni che hanno come protagonisti uno o più personaggi tra Marcello, Michela e Maurizio, (tutti iniziano per M, appunto). Qui sono già leggibili due storie; La casa di Marcello e Villetta abbandonata, la prima con protagonista Marcello, la seconda Michela e Maurizio. Queste storie anche se hanno gli stessi personaggi protagonisti non fanno parte di Una stupida necessità.

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    Cos’è il progetto MMM e Una stupida necessità

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    Il progetto MMM raccoglie una serie di storie a fumetti lunghe e brevi, con personaggi ricorrenti. "Una stupida necessità" è la storia principale.

    Come è nata Una stupida necessità e il progetto MMM

    Una paio di anni fa stavo progettando e scrivendo una storia che nella mia testa, sarebbe stato il mio primo graphic novel serio.

    Avevo in mente una serie di storie che volevo avere come riferimento. Ero rimasto folgorato dalla lettura di Delitto e castigo, e dalla visione di Burning, un film di cinema sud coreano che in qualche modo sembrava riprendere alcuni schemi del libro di Dostoevskij. Negli anni precedenti mi ero avvicinato all’opera di Pasolini, in particolare al suo cinema, e echi del suo sguardo sulla realtà continuavano a rimbombarmi in testa mentre scrivevo.

    Volevo una storia dalla struttura forte, come quella di un romanzo classico, che seguisse il percorso di un personaggio che, come in una discesa all’inferno, si fa prima peccatore per poi subire una punizione e trova infine la redenzione.

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    In questa storia volevo che uscissero certi elementi; 

    • Dei personaggi che facessero una lavoro “normale”. 
    • Dei personaggi sofferenti, annichiliti dalla vita.
    • Dei personaggi dalle storie familiari travagliate.
    • Volevo un personaggio che fosse un giovane inquieto, simile al Raskolnikov di Delitto e castigo.
    • Volevo un personaggio che fosse un vecchio, o meglio un adulto, un uomo maturo, e che fosse un “cattivo”, che avesse un forte interesse per il potere e un grosso fallimento alle spalle.
    • Volevo un personaggio femminile con delle forti carenze affettive, che componesse un triangolo con gli altri due personaggi.
    • Volevo che fra questi tre personaggi principali si creasse una dinamica di potere, dove il vecchio aveva una forte ascendente sui due giovani e li manipolava ai suoi fini. 
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    Completata una fase di scrittura che non trovava ancora forme soddisfacenti, al di là delle idee che ho riportato qui sopra, mi sono dedicato alla realizzazione di uno storyboard, disegnato sulla falsariga dei name giapponesi, a pagine doppie. A questa fase ho dedicato probabilmente 18 mesi, cambiando di volta in volta gli sviluppi della storia , le situazioni, i personaggi le loro scelte. Quello che ho estrapolato alla fine è uno storyboard di circa 120 pagine, ma ho sperimentato così tanti sviluppi che avrei potuto farne 3 o 4 di libri così. 

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    Credo di aver fallito praticamente tutti i miei intenti. La realizzazione effettiva della storia, nella sua parte di sostanza, di disegni e dialoghi, ha fatto apparire scene ben diverse da quelle che avevo progettato, o che desideravo rappresentare. Le mie idee, mentali e astratte, venivano come lavate via dalla concretezza dei personaggi in azione sullo storyboard. Rimaneva sempre una base, i tre personaggi costretti dalle circostanze a passare molto tempo in spazi condivisi. Due giovani e un vecchio. Due uomini e una donna. Due individui più maturi e uno più immaturo. Da un certo punto in poi della storia ho capito che, creati i presupposti di una scena, potevo lasciar agire i personaggi, che messi a coppie in una stanza chiusa si sarebbero amati o scannati. Più procedevo con lo storyboard, più vedevo come le parti in cui li lasciavo andare senza cercare di esercitare un controllo erano quelle che risultavano più ricche, più poetiche, più intense. Le scene dove è assente il mio intento sono quelle dove si trova più verità.

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    I tre personaggi mi ispiravano e continuano a ispirarmi storie e  situazioni, e sembrano ormai forti di una loro vita. Seguire loro mi ha dato le idee migliori, e da questo processo è nata Una stupida necessità, e anche le storie corte che insieme costituiscono il “Progetto MMM”.

    Le tre M del Progetto MMM sono le iniziali dei nomi di tre personaggi, intorno a cui girano tutte le storie a fumetti del progetto.

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    Marcello

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    Michela

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    Maurizio

    Una stupida necessità

    In Una stupida necessità, Marcello Michela e Maurizio lavorano insieme in un negozio di scarpe di catena. Maurizio è il titolare, mentre i due giovani fanno i commessi e si occupano del magazzino.

    Conoscendosi, svelano le loro necessità più nascoste e meno desiderabili.

    Il fulcro di questa storia, il concetto che mi sta più a cuore toccare, sta nella natura delle necessità come spinta vitale inconscia che detta le scelte di ognuno. 

    Le scelte dei miei personaggi, le loro azioni, sono tutte mosse da una carenza profonda e non esplicitata, un vuoto da riempire con qualcosa o qualcuno. 

    Cerco di non spoilerare, e lascio al trailer che ho preparato in formato web stories il compito di dare un’idea di come è il fumetto. 

    Pubblicazione della storia

    Ho deciso di pubblicare questa storia su internet principalmente perché volevo essere indipendente nella gestione della storia, della sua forma anche di lettura e fruizione. Attraverso internet è più facile rendere accessibili i contenuti di questa storia, senza che siano per forza legati a un oggetto fisico.

    Avevo già scritto in merito a questo in maniera più approfondita qui.

    Il resto del progetto MMM è in corso di sviluppo, fin’ora ho disegnato un paio di storie brevi che hanno protagonisti Marcello (La casa di Marcello), e Michela e Maurizio (Villetta abbandonata).

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